Solo Andata

Solo Andata racconta l’odissea di un gruppo di persone costrette a lasciare la propria terra.
Non sono eroi, non sono avventurieri: sono uomini, donne e bambini che fuggono da una realtà che li ha traditi — guerre, miseria, carestie, persecuzioni — e che affrontano l’unica direzione possibile: la partenza.
Il viaggio inizia con la decisione dolorosa di abbandonare la casa, spesso l’unica ricchezza che possiedono. La carovana umana si mette in moto verso il deserto, attraversando chilometri di sabbia e silenzio, guidata da trafficanti che non si curano della loro vita. La speranza è un bene prezioso e fragile, ma resta l’unico motore che li spinge avanti.
Il cammino è una prova fisica e spirituale: mancano l’acqua, il cibo, il riposo; il sole cade addosso come una punizione; alcuni cadono e vengono lasciati indietro, altri resistono oltre ogni limite. Nel deserto il gruppo si trascina come un solo corpo, fatto di respiro, stanchezza e paura. Eppure, ogni passo è un atto di fede verso la possibilità di un futuro.
Superato il deserto, li attende il mare. Le imbarcazioni sono precarie, sovraffollate, costruite per il profitto di chi lucra sul bisogno. Nel buio della notte, il battello avanza come un fiammifero sul nero dell’acqua. Il mare non è solo un confine geografico: è il grande giudice, l’elemento che può salvare o inghiottire. Le onde si alzano, la barca scricchiola, e la paura si mischia alla determinazione di chi non può più tornare indietro.
Durante la traversata, il gruppo diventa comunità: condividono il poco che hanno, si sostengono, pregano, tacciono. Alcuni raccontano la propria storia, altri la tengono stretta dentro di sé. Tutti condividono l’incertezza e il coraggio.
Il testo si chiude sull’immagine sospesa del viaggio: la barca che continua la sua corsa verso una costa che rappresenta tanto la promessa di salvezza quanto l’ignoto. Non c’è ancora arrivo, non c’è ancora approdo. C’è solo la direzione obbligata: l’andare.











